Marzo 15, 2022 11:33 am

Il conflitto in Ucraina e il suo impatto sul panorama bancario europeo

La priorità in ogni conflitto è la gestione della crisi umanitaria. Per questo ci auguriamo sinceramente un cessate il fuoco e una rapida risoluzione diplomatica. L’invasione militare della Russia in Ucraina ha causato una serie di pesanti sanzioni internazionali e ha spinto molte compagnie occidentali alla chiusura delle proprie società in loco, spingendo l’economia russa sull’orlo del baratro e l’economia dell’eurozona in uno shock stagflazionistico. Un grave sell-off del mercato ha portato molte banche europee a perdere più di un quarto del loro valore in una sola settimana.

Prima del conflitto le banche centrali stavano transitando da una fase di stimolo monetario (i.e. la fine dell’era covidica) ad una fase di “tightening” (i.e. l’aumento dei tassi di interesse); quest’ultimo, naturalmente, era stato visto come una boccata d’aria fresca lungamente attesa per il reddito netto delle banche. Tuttavia, il conflitto ha deviato verso l’alto le prospettive d’inflazione già in crescita, e risvegliato la tendenza ribassista dei mercati. Queste condizioni potrebbero creare un ambiente tossico per le banche, che ora soffrono per lo stimolo monetario più lento, per una crescita economica minore rispetto alle previsioni e alla inevitabile svalutazione legata alla Russia. Quando le banche sono sotto pressione e affrontano l’incertezza di queste situazioni, all’interno del sistema europeo la situazione può aggravarsi rapidamente perché la liquidità del mercato è profondamente interconnessa.

In questo articolo, esamineremo le conseguenze economiche del conflitto, le sanzioni e le ritorsioni, sull’economia russa e della zona euro. In seguito, considereremo gli impatti sulle banche europee.

Le sanzioni per spingere l’economia russa verso il default

Dall’inizio del conflitto, i governi e le imprese di tutto il mondo hanno implementato sanzioni senza precedenti, progettate per isolare l’economia russa. Le sanzioni includono l’esclusione da parte dell’UE di sette banche russe dal sistema di messaggistica SWIFT (per deteriorare la capacità della Russia di condurre pagamenti transfrontalieri), e il blocco di una gran parte delle riserve della Banca Centrale di Russia (CBR), ca. 640 miliardi di dollari (per minare la capacità della CBR di sostenere il sistema finanziario e la valuta nazionale). Come risultato, l’economia – e il rublo – è in caduta libera.

Le sanzioni specifiche sul paese e l’interruzione di servizi e produzione delle aziende nel mercato russo hanno aumentato la pressione economica. La Germania ha congelato il progetto del gasdotto Nord Stream 2 (tagliando i ricavi futuri della Russia), mentre il Regno Unito ha bloccato l’accesso al mercato londinese, compresa la sospensione della negoziazione di 28 titoli russi quotati al London Stock Exchange (LSE). Gli Stati Uniti hanno anche vietato le importazioni dalla Russia di petrolio, gas naturale in formato liquido e carbone, mentre il Regno Unito eliminerà gradualmente le importazioni di petrolio entro la fine dell’anno. Altrove, il FTSE e l’MSCI hanno definito l’esclusione dai loro indici di alcune aziende russe, dichiarando effettivamente la Russia “non investibile”. Al momento, più di 120 aziende internazionali si sono ritirate dalla Russia – dal settore del commercio al dettaglio ai consumer goods, finanza, automotive, oil and gas, e media.

In risposta, la banca centrale russa ha raddoppiato i principali tassi di interesse dal 9,5% al 20%, ha vietato agli investitori stranieri di vendere titoli e beni russi, così come alcune esportazioni di materie prime. L’economia russa è pronta per una profonda recessione economica. Fitch Ratings ha avvertito che un default governativo russo “è imminente”. La Banca Centrale Europea (BCE) ha comunicato che l’invasione russa dell’Ucraina ” è un momento spartiacque per l’Europa” e che porta il rischio di ricadute regionali che potrebbero influenzare negativamente i mercati finanziari della zona euro. La BCE ha mantenuto i tassi di interesse allo 0% e accelererà la conclusione delle transazioni relative al programma APP (Asset Purchase Programme) nel terzo trimestre. Il tapering accelerato della BCE riflette un’inclinazione leggermente “hawkish” che dà la priorità all’aumento dell’inflazione rispetto allo shock negativo della domanda. Gli effetti del conflitto in seconda battuta si ripercuoteranno anche sul mercato bancario europeo.

Otto banche si dividono 77 miliardi di euro di esposizione russa

La reazione immediata nel mercato bancario si è vista nei prezzi delle azioni e nei declassamenti di rating. Molte banche europee hanno perso più di un quarto della loro capitalizzazione di mercato in una settimana. Alcune hanno subito declassamenti da parte degli analisti a causa dei rischi a lungo termine legati alla qualità dei loro prestiti, alla liquidità e al rischio operativo in conformità con le sanzioni internazionali in rapida evoluzione. Le banche europee con filiali russe e ucraine sono inoltre esposte al crollo del rublo russo.

Sette banche europee condividono 77,2 miliardi di euro di esposizioni verso la Russia, con una concentrazione di 55,7 miliardi di euro su tre banche. L’austriaca Raiffeisen Bank International (RBI) ha l’esposizione maggiore, stimata in 22,9 miliardi di euro, seguita dalla francese Société Générale, con 18,6 miliardi di euro, e dall’italiana UniCredit, con 14,2 miliardi di euro, secondo il rapporto Bloomberg. La qualità del credito delle esposizioni delle grandi banche dell’Europa occidentale “è probabile che si deteriori bruscamente, in particolare per le controparti più colpite dalle sanzioni”, ha scritto Fitch Ratings. Questo potrebbe portare a significative svalutazioni dei prestiti in alcune banche. Potenzialmente, un grave colpo alla crescita economica dell’eurozona indebolirebbe la redditività futura delle banche. Capital Economics ha corretto al ribasso le sue previsioni di crescita del PIL per il 2022 dal 3,5% al 2,8%, citando che l’impatto delle sanzioni, in particolare in relazione al commercio di energia, si percepirà fortemente per diversi mesi.

Per RBI, i prestiti verso il mondo russo rappresentano circa il 18% dell’EBT di gruppo, stima S&P Global, ed è polarizzato verso realtà corporate, con alcune esposizioni retail. “Prevediamo che la flessione economica e l’effetto delle sanzioni in Russia causeranno un aumento dei prestiti in sofferenza e a una redditività più debole”, ha scritto S&P Global in una nota. La maggior parte dell’esposizione russa da 18,6 miliardi di euro di Société Générale, cioè circa 15,4 miliardi di euro, è gestita attraverso la sua filiale Rosbank, ha confermato la stessa banca in un comunicato. L’esposizione di Rosbank comprende il 41% di prestiti retail (cioè, mutui e auto) e il 31% di prestiti corporate. Il saldo dell’esposizione di 3,2 miliardi di euro, invece, è costituito da prestiti offshore, di cui 2,6 miliardi sono iscritti a bilancio. La banca ha inoltre confermato un’esposizione di 80 milioni di euro verso l’Ucraina, orientata su clienti corporate internazionali. L’esposizione russa di UniCredit è suddivisa in 7,8 miliardi di euro verso i clienti della sua filiale russa e 4,5 miliardi di euro di esposizioni transfrontaliere. Nello scenario estremo, in cui l’esposizione di UniCredit fosse interamente non recuperabile, UniCredit subirebbe un colpo di 200 punti base alle sue riserve di capitale patrimoniale, ha confermato la banca in un comunicato. Separatamente, il Financial Times ha riferito che questo scenario causerebbe una perdita di circa 7 miliardi di euro. Tuttavia, questo non è il caso più plausibile per la banca che prevede di pagare comunque i dividendi nel 2021. L’amministratore delegato di UniCredit, Andrea Orcel, ha detto martedì 15 marzo che la banca stava considerando la sospensione delle operazioni russe, secondo Bloomberg, seguendo una decisione simile a quella di Deutsche Bank.

Altre banche europee con ingenti esposizioni verso la Russia sono l’olandese ING (6,7 miliardi di euro), l’italiana Intesa Sanpaolo (5,6 miliardi di euro), le francesi Credit Agricole (4,9 miliardi di euro) e BNP Paribas (3 miliardi di euro), e la tedesca Commerzbank (1,3 miliardi di euro). Deutsche Bank ha riportato un’esposizione lorda relativa ai prestiti in Russia di 1,4 miliardi di euro, che comprende 1,1 miliardi di euro a società russe con attività e flussi di cassa rilevanti al di fuori della Russia e 0,3 miliardi di euro di prestiti a filiali di grandi società multinazionali. Inoltre, l’esposizione lorda dei prestiti relativa all’Ucraina è di 42 milioni di euro. Al contrario, l’esposizione delle banche statunitensi verso la Russia è limitata – 14,7 miliardi di dollari in un bacino che vale 22,6 trilioni di dollari, secondo i dati della Banca dei Regolamenti Internazionali. Citigroup è la banca statunitense più esposta con 9,8 miliardi di dollari di prestiti verso la Russia. La banca rischia di perdere 4 miliardi di dollari a causa della guerra e delle sanzioni, secondo il Financial Times.

Le banche russe escono dall’Europa

Le sanzioni imposte dagli Stati Uniti e dall’UE hanno minato la capacità delle banche russe di sostenere le filiali europee. Fitch Ratings ha declassato il rating di 32 banche russe e delle loro filiali internazionali. Sberbank Europe, la filiale europea della più grande banca russa con sede in Austria, è stata la prima a fallire dopo l’invasione. La controllata austriaca del gruppo russo, infatti, è crollata dopo che le sanzioni hanno impedito alla casa madre di fornire la liquidità vitale in risposta ai significativi deflussi di depositi, secondo la Banca Centrale Europea (BCE).

Sberbank Europe ha circa 800.000 clienti retail e corporate in tutta la regione CEE con 13,6 miliardi di euro di attività a fine 2021, con filiali in Croazia, Slovenia, Repubblica Ceca, Ungheria e Serbia. Sberbank Europe è una filiale interamente controllata da Sberbank Russia, la cui quota di maggioranza appartiene alla Federazione Russa. Altrove, VTB Bank, la seconda banca più grande della Russia, si sta preparando a chiudere la sua filiale europea, a causa delle sanzioni occidentali, secondo il Financial Times. VTB Europe detiene più di 4 miliardi di euro di depositi, per la maggior parte da clienti retail tedeschi. La banca ha anche delle attività di investment banking a Londra.

Questo post è stato scritto da James Wallace

James Wallace is an editor, journalist, researcher and corporate writer on economics, geopolitics, finance, real estate, private equity, aviation, infrastructure and technology. He co-founded CoStar News in the UK in April 2011, and now works for multiple media organisations and corporations across writing, research, marketing/PR and consulting. He is an aspiring psychologist.

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