Febbraio 9, 2022 10:40 am

NPL Outlook: 200 miliardi di euro di nuovi crediti deteriorati nell’Europa meridionale per i prossimi tre anni

Nel 2022 il mercato europeo dei crediti in sofferenza (NPL) si dividerà tra esposizioni derivanti dal periodo pre-pandemico e quelle dell’era Covid. Se le prime continueranno ad esaurirsi nel corso dell’anno con il deleveraging guidato dagli stessi mercati più attivi nel 2021 – Italia, Grecia e Spagna, il 2022 sarà diverso dagli anni precedenti per l’emergere di nuove esposizioni in sofferenza (NPE), nate dalla debolezza finanziaria dell’era Covid; doValue stima fino a un massimo di 87 miliardi di euro di nuovi NPE in tutta l’Europa meridionale, seguiti da 64 miliardi di euro nel 2023 e 46 miliardi di euro nel 2024. Questi nuovi NPE avranno una diffusione più ampia e diversificata rispetto ai precedenti, coinvolgendo un maggior numero di settori e mercati. I catalizzatori di questa nuova ondata includono (i) la riduzione degli accantonamenti sui crediti da parte delle banche, (ii) la scadenza degli stimoli fiscali governativi e dei programmi di sostegno dell’era Covid, le politiche monetarie accomodanti e le leggi temporanee, e (iii) la fine delle clausole di forbearance assegnate dai prestatori.

Molte variabili influenzeranno il sorgere di nuovi NPE nelle banche di tutta Europa: i volumi, infatti, potranno variare in linea con l’evoluzione della pandemia (e.g. la possibilità di nuove ondate infettive), con la ripresa economica (e.g. inflazione, occupazione e prospettive del PIL), con la risposta comportamentale da parte di individui e governi (e.g. la spesa dei consumatori, delle imprese e del governo) e ancora con le idiosincrasie dei singoli settori (e.g. la disponibilità di viaggiare per i settori dell’ospitalità e dell’aviazione). L’impennata delle infezioni Omicron sembra vicina al picco, il che allenterà nel prossimo futuro le restrizioni sulla mobilità, la chiusura delle frontiere e l’impatto sulla salute delle economie di tutta Europa. I picchi di infezioni sopprimono la produzione industriale e manifatturiera, rallentando il ritmo degli investimenti e l’emergere di nuove varianti del virus sarebbe causa di ulteriori rischi per le prospettive economiche continentali.

Macro

Le economie di tutta Europa rimangono fragili. Le pressioni inflazionistiche si sono estese dalle interruzioni degli approvvigionamenti e dall’aumento dei costi dell’energia all’aumento dei salari e dei prezzi dei generi alimentari. Queste forze peseranno sulla crescita generale, già in decelerazione, e sul fievole incremento dei consumi reali nel 2022. La Banca Centrale Europea (BCE) ha annunciato a metà dicembre la fine degli acquisti netti di asset nell’ambito del programma di acquisto di emergenza – Pandemic Emergengcy Purchase Programme (PEPP). Tuttavia, i tassi di interesse saranno mantenuti ai livelli attuali o inferiori fino a quando l’inflazione non si stabilizzerà al 2% nel medio termine. La BCE considera fonte di preoccupazione la qualità dei crediti provenienti dai prestiti erogati con schemi di garanzia pubblica e sotto moratoria, poiché una quota crescente di questi prestiti è già classificata in Stage 2 o come NPL.

Nel frattempo, l’approccio aggressivo della Federal Reserve verso una politica monetaria più stretta rimbalzerà attraverso i mercati globali, spingendo verso l’alto il costo del denaro in tutto il mondo: l’effetto aumenterà il peso del debito delle nazioni e delle imprese per gli anni a venire. È possibile, tuttavia, che una politica monetaria più accomodante nell’eurozona, rispetto agli Stati Uniti, possa incoraggiare una fuga di capitali verso il vecchio continente, sostenendo la domanda degli investitori di NPL.

I settori più sensibili alla pandemia – come la vendita al dettaglio, l’ospitalità, l’aviazione e il turismo – stanno già iniziando a mostrare i primi segni di stress, e  ulteriori perturbazioni potrebbero mettere a rischio la vitalità di imprese già indebolite, causando una svalutazione dei prestiti erogati ed un maggior rischio di credito per le banche. Il continuo deterioramento delle condizioni di mercato spingerà le banche a esaminare la capacità dei debitori nel rispettare i termini di pagamento, inducendo talvolta a rettifiche di valore degli attivi riportati nei propri bilanci e ad un’impennata degli NPL ratio. In ultima analisi, l’aumento degli indici NPL provocherà sul mercato un picco delle transazioni NPL o limiterà l’erogazione di nuovi prestiti (o una combinazione delle due cose).

In questa prospettiva, consideriamo le diverse strategie di gestione di vecchi e nuovi NPE attraverso i principali mercati europei.

Italia

Il volume degli NPL nei bilanci delle banche italiane è in aumento. Dopo sette anni di cali ininterrotti nelle trimestrali, culminati in un minimo storico di 15,3 miliardi di euro registrati lo scorso settembre, il trend ha subito un’inversione di tendenza. Le sofferenze nette sono salite a 17,6 miliardi di euro nel novembre 2021, secondo i dati dell’Associazione Bancaria Italiana (ABI) pubblicati a gennaio, rispetto ai 16,7 miliardi del mese precedente e i dati di dicembre 2021, in pubblicazione a metà febbraio, dovrebbero continuare in questa direzione. L’apice delle sofferenze nette è stato di 89 miliardi di euro raggiunto nel 2015, secondo i dati di Pricewaterhouse Coopers (PwC).

I catalizzatori del rimbalzo degli NPL alla fine del 2021 includono le misure di sostegno all’economia italiana adottate dal governo, in particolare le garanzie pubbliche (per le banche) e le moratorie sui rimborsi del debito (per le imprese), nonché la continuazione dell’interruzione dei flussi di cassa causata dalla pandemia. Una limitata estensione delle moratorie è scaduta alla fine dello scorso anno, esponendo ulteriormente le aziende indebolite al peso della ripresa dei pagamenti degli interessi sul debito.

Il principali attori del mercato concordano su volumi prossimi a 80-100 miliardi di euro per le nuove esposizioni in sofferenza (NPE) nei prossimi 24-30 mesi, secondo i dati di PwC; in linea con queste previsioni, seppur parzialmente conservative, doValue prevede che i volumi nei prossimi tre anni fino alla fine del 2024 saranno ricompresi tra i 44 e i 90 miliardi di euro. Gli NPE saranno guidati dai prestiti alle PMI operanti nei settori più colpiti dalla pandemia. Attualmente, ben 130.000 imprese italiane detengono prestiti classificati come Unlikely to Pay (UtP). Queste esposizioni peseranno sui bilanci delle banche e spingeranno l’attività sulle transazioni NPL per tutto l’anno. Il flusso delle transazioni sarà sostenuto dalla ripresa dei tribunali e dei processi giudiziari, innescando un’ondata di nuovi fallimenti e procedure di insolvenza. Secondo Reuters, il governo italiano è in trattativa con la Commissione europea per assicurarsi un’estensione pluriennale del suo schema di garanzia statale, che sostiene il deleveraging bancario, oltre l’attuale scadenza del giugno 2022. Secondo l’EBA, la percentuale di prestiti in Stage 2 in Italia era del 12,6% nel terzo trimestre del 2021, in calo dal 13,4% rispetto al trimestre precedente.

Il Fondo Efesto, costituito da Finint Investments SGR e che raccoglie crediti UtP corporate provenienti da diverse banche italiane, è cresciuto fino a 710 milioni di euro, dai 450 milioni di euro del lancio nell’ottobre 2020. Al fondo partecipano ora nove banche, le quali hanno trasferito crediti UtP relativi a oltre 150 PMI italiane e attive nei seguenti settori: immobiliare, edilizia, agricoltura, packaging, energy e utilities, food & beverage. Italfondiario, intermediario finanziario controllato da doValue, è il servicer del fondo. A dicembre 2021, altri 80 milioni di euro di crediti UtP vantati nei confronti di PMI italiane sono stati trasferiti al Fondo Illimity Credit & Corporate Turnaround. I nuovi crediti, conferiti sia da banche già partecipanti che da due nuovi gruppi bancari, aumentano il totale del fondo a 280 milioni di euro, relativi a 40 aziende di diversi settori. Separatamente, Illimity Bank ha acquisito da Apollo Global Management un portafoglio di crediti in due tranche per un totale di 1,8 miliardi di euro. La prima tranche da 546 milioni di euro è stata acquisita esclusivamente da Illimity, mentre la seconda, da 1,2 miliardi di euro, sarà acquistata tramite senior notes nell’ambito di una nuova operazione di cartolarizzazione in cui partecipa anche la stessa Apollo come sottoscrittore delle note junior.

Nella seconda parte di questo NPL Outlook analizzeremo l’anadamento del mercato in Grecia, Spagna, Germania e Austria, e Regno Unito.

Questo post è stato scritto da Timur Peters

Timur Peters is the founder of Debitos GmbH. He holds a diploma in finance and law. He has more than 10 years’ experience in the range of finance.
Before Founding Debitos Timur Peters was responsible in the distribution of Software for Banks and Financial Institutions for Comarch for the D/A/CH Region. Next to this he has worked for several years as a self employed Project Consultant in the area of Financing of Litigation cases, Peer2-Peer Credit Marketplaces and other online projects for financial institutions.

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